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Imprese, chi rischia con la stretta al credito
[29/10/2007] [Fonte: Repubblica.it]

L'indagine Bce sui prestiti mostra che, a seguito della crisi di liquidità e fiducia nel settore finanziario internazionale innescata dalla crisi subprime, le banche nell'area euro hanno ristretto gli standard di credito alle imprese nel terzo trimestre.

L'indagine Bce sui prestiti mostra che, a seguito della crisi di liquidità e fiducia nel settore finanziario internazionale innescata dalla crisi subprime, le banche nell'area euro hanno ristretto gli standard di credito alle imprese nel terzo trimestre.

E non si attendono miglioramenti nel quarto. Inoltre, anche se quasi la metà (47%) delle banche non si attende un calo dei volumi di credito, per ben il 41% la crisi avrà un effetto negativo sulla loro capacità di dare a prestito. Ma la restrizione sarà uniforme o più forte per le piccole e medie imprese? E' vero che per ora l'aumento degli standard in Europa sembra aver riguardato di più i prestiti maggiori e a lungo termine e che le PMI sono in parte affidate da banche locali che potrebbero avere meno problemi di liquidità. Ma alla lunga la crisi può generare un impatto più forte sulle PMI.

Anzitutto, se queste hanno una qualità creditizia inferiore, ovvero se sono indebitate in misura maggiore a breve termine e con una minore diversificazione delle relazioni creditrici. In Italia queste condizioni si verificano. I dati Banca d'Italia mostrano che per i fidi di piccolissima dimensione è in media presente una sola banca per società non finanziaria affidata. Valori poco superiori si hanno per le due classi di fidi subito superiori. Nelle piccole unità produttive, con un fabbisogno contenuto, si ha quindi un'elevata dipendenza da singoli intermediari creditizi.

Al crescere della dimensione produttiva aumenta il numero dei rapporti di credito, fino alle 10 banche in media per i fidi più grandi, sebbene tali valori si siano ridotti negli ultimi anni. Quanto alla struttura finanziaria delle PMI, in Italia si è avuto in anni recenti un netto miglioramento: secondo i dati Centrale dei Bilanci, il rapporto tra patrimonio netto e totale del passivo nelle imprese con meno di 50 addetti è cresciuto di 4 punti (dal 22,3% del 2000, al 26,3% nel 2004) e si è ridotto il peso dei debiti a breve (dal 70,4% al 66%).

Dunque le PMI hanno ridotto il divario rispetto alle grandi imprese, ma il loro passivo presenta ancora patrimonializzazione contenuta e centralità di un credito bancario orientato sulle brevi scadenze. Una struttura finanziaria che mantiene elevata l'esposizione al rischio sistemico... Continua su http://www.repubblica.it/supplementi/af/2007/10/29/economia/016korona.html

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